Pontini sullo Stretto FTW!

Dopo la botta adrenalinica delle tumblerate cui son stato sottoposto si è presentata alla mia porta una coppia di cinesi, che di prima mattina mi ha investito con una valanga di parole. Lì per lì non ero sicuro di quello che volessero significare con le loro espressioni perché parlavano la loro lingua, ovvero veneto stretto: una lingua che io, pur sapendo il cinese, non capisco. Solo dopo alcuni minuti mi son reso conto che volevano comperarmi il blog. Ora -ve lo devo dire- tutte queste cose m’han fatto più male che bene e prima che io qui riempia tutto con banner di Adult Friend Finder urgeva dirvi che oltre a ciò c’è quell’altro problema del tizio coi capelli lunghi che mi son trovato in casa improvvisamente e che appena accendo il computer mi si mette dietro tenendo in mano un dispositivo per il controllo delle nascite. Io davanti allo schermo per stare al gioco e farlo felice devo far finta di arrabbiarmi e scartarlo con le spalle che neanche Maldini. Gli ho spiegato che sugli intertubes funziona diversamente ma niente, sembra non ascoltare, neanche lui. Alcuni pomeriggi li passiamo così, se no mi sta tutto il giorno su divano e mi spiace.

L’altro ieri alla fermata del tram c’era una ragazza, avrà avuto vent’anni, e gli immancabili auricolari del suo iPod nelle sue immancabili orecchie. Tanto che siam lì, le chiedo cosa ascolta:

Ragazza: Niente. E’ che mi son dimenticata di metterlo in carica, non ho batteria. Lo tengo su perché così la gente non mi rompe le balle.

Favoloso -penso- è proprio quello che ho fatto. Forse devi muovere la testa avanti e indietro così sei più credibile, le dico. Ma non, mi raccomando, come fa la Ministra per i Pari Opportunismi. No, no.

Però effettivamente c’è in giro quest’aria per cui la gente debba sempre e per forza rompere le balle. Non so però da dove possa derivare. La nostra è un po’ una cultura individuazista, c’è questa rigidità. Poi io son comunque quello che quando sale sul bus va diretto di fianco all’autista e gli attacca una pezza incredibile su che tariffa ha nel cellulare, se è sposato, se è difficile guidare nel traffico di Milano, dal momento che siamo a Padova. L’autista di solito non mi ascolta: fa finta di avere l’iPod e ogni tanto frena più bruscamente del solito. Lo so perché gli altri passeggeri lo notano.

Comunque a me la vita sembra tutta una cosa strana; ti mette in certe piccole situazioni cui passi attraverso senza accorgertene e che non sai da dove sono arrivate e che non capisci, fino a quando non ci ripensi in un secondo momento. Parlare con gli amici a volte ricade in questa stupenda categoria di esperienze.

Dopo un aperitivo in un’afosa serata di luglio:

seipuntotrentasette: Alla fine credo che le varie metodiche di cartolarizzazione del debito abbiano contribuito non poco, e che anzi siano state adoperate ad hoc, affinché la cosiddetta crisi dei subprime non riecheggiasse all’interno dello stesso sistema che in definitiva ne ha creato le contingenze stesse.

Amico economo: A me mi piace la f**a.

seipuntotrentasette: E’ un’analisi interessante. Forse non priva di pleonasmi, ma interessante.

Alla bancarella di un venditore di pietre e lapislazzuli vari, lungo il corso:

Amica: [indica col dito una pietruzza] Guarda che stupenda epatite!

seipuntotrentasette: -ahem- Bellissima, viene da mangiarsela, vero?

Amica: No no, c’è scritto che viene dall’Africa.

seipuntotrentasette: Beh allora è la migliore.

 Parlottando amabilmente di pomeriggio:

seipuntotrentasette: E’ un po’ di tempo che ascolto i Boards of Canada.

Amica: Ah sì? Pensa te, anche un mio amico ascolta questi Birds of Canapa.

seipuntotrentasette: Forse li fuma.

Amica: Gli piacciono un sacco.

Appena fuori città, all’ora di punta: 

Carabiniere: [alza la paletta, ferma la macchina] Lei andava senza cintura. Favorisca la patente.

seipuntotrentasette: Se per caso ha intenzione di elevarmi una contravvenzione ci pensi due volte, che esco dalla macchina e le do del giustizialista qui in mezzo alla gente e poi tutti allora poi mi danno ragione di brutto.

Carabiniere: Per carità no. Siamo a posto così.

Oh, il potere della parola.

Mi ricordo dei discorsi che facevamo in compagnia, tra una partita a pallacanestro e l’altra, belli tondi e ragionevoli. Allora sì che ci intendevamo fra di noi, ai vecchi tempi, quelli in cui pensavamo che nessun altro ci capisse, come solo gli adolescenti riescono a sentire quel credere profondo che diventa convinzione. Proprio come ora, solo che adesso ne sono molto meno consapevole. Ad esempio, quelli son stati i tempi di folgoranti illuminazioni, quelli in cui per un pur breve periodo stampammo delle magliette di cotone, rosse, con una semplice scritta in bianco:

PRODUCI CONSUMA CREPES

Quell’estate abbiam tutti preso almeno due chili, si capisce.