Dottore, in questo post ogni tanto non mi torna la consecutio

Come sapete, nel tempo libero lavoro. Quando non lavoro cerco di fare finta di essere sempre di corsa, uh, quante cose ho da fare. Comunque mi capita di dare ripetizioni. Il ragazzo che seguivo fino a questa primavera aveva questa positiva capacità di stupirmi sempre. Eravamo lì che facevamo le equazioni e alla fine come se avesse visto qualcosa di sorprendente esclamava: “Ma non viene!” e si agitava. Io scuotendo la testa, “Tranquillo, tranquillo, è giusto che venga sbagliato.” Lui mi guardava per venti secondi e verso la fine diceva “Ah”. Questo, appunto, è un fedele riassunto di come procedevano normalmente le nostre lezioni; una sorta di canovaccio che si ripeteva. Bei tempi. Se per caso qualche problema di matematica ci veniva, giravamo pagina e lo rifacevamo fino a quando il risultato era inverosimile oppure sufficientemente distante da quello del libro, che naturalmente era questo ad esser sempre sbagliato. Mi rendo conto magari di avergli messo della confusione in testa, al ragazzo, ma sicuramente non più di quella volta che continuavo a dirgli che più che a suo padre assomigliava all’avvocato single –sì, proprio quello che ha il Porsche nero- che vive di sotto, oppure quell’altra in cui impiegai due ore a spiegargli il motore endotermico quando il giorno seguente la verifica di scienze aveva come argomento i gameti. Prese comunque un buon voto, perché la professoressa capì che c’era qualcosa che non andava. ”Ma professoressa vede che questo ragazzo qua, si impegna”. “Lui sì, ma io preferirei un suo maggiore impegno”. Io invece penso che se non sarà proprio ferratissimo sulla riproduzione umana e animale può comunque far faville nel cambiare la candela al Booster. Se ce l’avesse, s’intende.

Ma la parte che preferivo era quella in cui potevo fare qualcosa per lui che gli potesse servire per il suo futuro. Qualcosa di esistenziale. Cosa ci vuoi fare, sono fatto così; se non vado a casa che ho fatto qualcosa per qualcun altro non sto bene. Un giorno la conclusione di una lezione sull’antologia di italiano me ne diede un’occasione succulenta: “Vedi, Teodoro, la dimostrazione” -gli dico mentre cammino avanti e indietro per la stanza con l’espressione più austera che riesca a fare, le mani dietro la schiena un po’ curva- “la dimostrazione che son cose non utili sta nel fatto che io ne ignoro sommamente l’esistenza …e che vivo lo stesso”. “Che cosa vuol dire “sommamente”?” “Teodoro, ignoro anche quello. Ma eccomi qui.” Corono quest ultima frase con un piccolo saltino, quasi un sussulto, e un sorriso. E’ per dare più enfisema al discorso, se no questi mica ti ascoltano; ho studiato che hanno la curva dell’attenzione, fino ai diciotto anni, dopo invece no.

Certo: alcuni potranno criticare. Ma io lo so che questo è il modo giusto di educare. Lo so per esperienza diretta; lo so per certo poiché seguo un ragionamento privo di fallacie: io sono stato educato nel modo opposto e guarda come mi son ridotto. A lamentarmi sull’internet di come stanno le cose -ogni cosa- e ad essere anche peggio di persona. A creare utenti fake su aNobii con gli stessi avatar di altre persone ed esporre problemi strettamente personali, intimi e imbarazzanti nei gruppi cui partecipano loro stesse. (L’off topic è ovvio, il ban è probabile, il trastullamento è garantito).

Va beh. Purtroppo è con le professoresse che non è andata mai bene. Mi sentivo come se facessero di tutto per mettermi i bastoni fra i piedi. L’ultima volta che sono andato un po’ a sentire come andava Teodoro una di quelle streghe mi ha messo alle strette, e allora ho dovuto far sfoggio della mia più fine ars oratoria:

“Professoressa, intanto lo sa che frattali”. Dico con aria preoccupata, allargando le braccia.

“Come, scusi?”

“Ho avuto dei problemi con l’antani”.

“Dottore, ma chi crede di prendere in giro?”

“Fola”. 

E’ stato un grave errore da parte mia non aver pensato al fatto che quella generazione sia cresciuta con Amici Miei. Comunque ciò non mi ha fatto desistere dal lanciarmi subito dopo in un monologo di cinque minuti in cui ho legato assieme stretti in una logica ferrea le torri gemelle, le malattie a trasmissione sessuale, Sandro Bondi. La conclusione di questa prolifica discussione è stata una cosa del genere: “Vedi Professoressa [le davo il titolo e il tu assieme deliberatamente -che è una cosa penso perseguibile penalmente in alcune nazioni, tanto è odiosa- per farle tirare fuori il peggio di sé] che ci sono problemi più grossi di questo. Bocciare il ragazzo non renderà certo migliore questo mondo. Almeno non fin quando ci sarà la troupe di Lucignolo in giro”.

Visto che ho palesemente finito con quel lavoro ne ho trovato un altro, stagionale. Vado a censire, verificare e soprattutto certificare tutti i cartelli che indicano manifestazioni del Comune o della Pro Loco che hanno come incipit l’intelligente slogan “E… state con noi” et similia. Devo selezionare i più seccanti e noiosi e naturalmente lasciarli attaccati. Come potete vedere nella vostra città, faccio bene il mio lavoro.

Quelli che non rispettano questi parametri se ne vanno a “E… stare” da qualche altra parte. Io, su questo, sono inflessibile.