Della superiorità del negativo

Il bicchiere mezzo pieno… ma di cosa?

 

Ogni tanto ci si interroga sul perché di certe cose, e ancora di più sull’amarezza di ritrovarsi a pensarle sempre uguali a loro stesse.

Un giorno, all’inizio di questo mese, i telegiornali hanno dato la notizia della scomparsa di una donna, un’artista, che non conoscevo e di cui ignoravo la professione o l’impegno, le sue attività. Il fatto è che le cronache non parlavano del suo obiettivo, che fosse partita dall’Italia per viaggiare in autostop, se non incidentalmente, per puro caso e per dovere. La notizia vera era la sua scomparsa.

Voleva trasmettere insomma qualcosa di positivo, con il suo coraggio e il suo vestito da sposa, mettere in risalto la possibilità di fidarsi; dire tramite questo evento poco pubblicizzato che una donna giovane poteva compiere da sola, un lungo viaggio incontrando persone, certo molto diverse fra loro e sconosciute, ma persone di cui potersi fidare; volevano, lei e la sua amica, mandare (neanche molto sonoramente) a cagare i pregiudizi, i “te lo avevo detto”, le raccomandazioni.  La notizia è stata ripresa per un po’ di tempo, informando sullo stato delle ricerche, fin quando il dubbio della sua uccisione è stato confermato.

Ho sempre pensato che purtroppo il negativo ha questo aspetto di superiorità; con ogni probabilità il suo prezzo sarà più alto del beneficio tratto. Lungi dal propendere per una visione manichea, di queste cose molte volte mi è capitato di doverne prendere atto. Molto, molto rozzamente, se si beve un bicchiere di acqua inquinata ad esempio, il danno che può portare alle cellule fa più rumore del beneficio che altri, mettiamo, cinque bicchieri di acqua normale possano apportare. Le due cose non si equivalgono e non solo perché l’acqua normale – ça va sans dire – dovrebbe essere la normalità. C’è qualcosa in più, possiede un valore aggiunto, una sorta di costante, che non è semplicemente il limitare ciò che c’è di buono. (Il buon Leriche, la butto lì, sosteneva che la sanità fosse la vita nel silenzio degli organi. Un organo che funziona bene non fa “rumore”, non si sente, non s’avverte. E, attenzione, non perché sia normale il fatto che non si senta, ma proprio per l’inverso: è normale che si senta nel momento in cui c’è qualcosa che non va.) Penso perciò che la normalità forse non sia legata a questo tipo di discorso; quelli interessati dal negativo non sono processi normativi.

Sappiamo che la nostra storia certo non lesina esempi a riguardo, i quali ci illuminano pessimisticamente sull’esito di qualcosa di positivo, la lega spartachista, o lo stesso Mahatma, uh! quanti ne potremmo elencare. A livello individuale basta osservare come portiamo avanti alcuni ragionamenti; lo stereotipo ad esempio, delle persone, delle varie nazionalità ed appartenenze, di cui tolto l’aspetto caricaturale e ironico ecco salire tutto ciò che ci può essere di brutto, di generale detrazione.

E’ il militare che grida “fermi, fermi!” mentre soldati impazziti scaricano i mitra sui pescatori vietnamiti, senza una minima possibilità di contrastarli, poiché non c’è possibilità di urlare più forte degli spari. Duro e pessimo ammetterlo, che tutto quello che si è fatto per fiducia possa morire strangolato, dopo esser stato violentato.

 

 

 

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3 commenti

Archiviato in negativo.

3 risposte a “Della superiorità del negativo

  1. crisi d'identità... che_nome_mi_dò?

    mah… il mio pensiero quando ho sentito la notizia… quella dell’uccisione, non quella del viaggio (N.d.r.), ho pensato che forse non era proprio il caso per due ragazze, da sole, in abito da sposa e per di più in autostop pensare di arrivare in Palestina, passando per quella parte di mondo che ultimamente terrorizza l’Occidente (e non solo per l’atomica)… non credo che l’intima bontà dell’uomo si possa dimostrare in questo modo, anzi ultimamente non credo nemmeno più all’intima bontà dll’uomo (ma questo è un altro discorso), forse per cinismo, sicuramente per tutti i miei pregiudizi, ma non paragonerei la marcia del sale all’azione eclatante di due giovani, forse un pò annoiate… credo che al massimo, se le cose fossero andate diversamente, avrebbero potuto dimostrare che “però a loro è andata bene”, ciò credo sia ben diverso dall’assenza di pregiudizi e di cattiveria dell’uomo…

  2. seipuntotrentasette

    Ciao Crisi, son stra d’accordo con te sul fatto che l’uomo “non è buono” e che non ci sia nemmeno bisogno di dimostrarlo. Volevo dire che c’è qualcosa in ciò che è, chiamiamolo “cattivo”, che va al di là del semplice “non esser buono” e non perché ne annulla gli effetti o perché li neghi in qualche modo, ma che stia proprio su un piano diverso…
    La storiella era solo un pretesto per scrivere qualche cazzata, lungi da me paragonare la marcia del sale a quello che ‘ste due folgorate volevano fare; paragonavo la fine: l’uccisione.
    In questo senso il fatto occorso a Ghandi esprime la superiorità del negativo in modo emblematico (purtroppo, eh).

    Beh benvenuta, allora mi leggi! Piacere averti qui!

  3. C’era qualcuno che parlava di “felicità negativa”, non so se era leopardi o chinaski.

    Forse il secondo, perché il link al blog di leopardi non ce l’ho.

    Comunque sono d’accordo, anche perché se c’è da pensar male io ci sono sempre.

    Cazzo, gli ottimisti dovrebbero morire tutti…

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