Aprile è il mese più crudele

Proprio di questi tempi, tre anni fa partivo. Me ne andavo. Me ne andavo, beh, non “alla Remotti”, non me ne andavo per lasciare qualcosa ma, strano a dirsi, per riprendermi una persona. Per cercarla. All’improvviso partivo, senza dir nulla, qualche migliaio di kilometri. C’era qualcosa che mi continuava a girare in testa mentre su una moto tenevo stretta la borsa tra me e G., gentile compagno della corsa in aeroporto. But the only thing I really miss is being the first one that you/ see when morning opens up the skies/ You see me when daylight opens up your eyes

Una notte solitaria, lei che proprio quando ero lì mi ha telefonato, ignorando del tutto che stessimo così vicino, se vicino si può considerare. La notte, dicevo, in una bettola della grande città in cui ho fatto un giretto; solo dopo son venuto a conoscenza del fatto che fosse un ritrovo abituale di incontri – ahem – quantomeno lubrici. A finestre aperte per il caldo, la strada sotto quell’albergo non ha smesso mai, neanche per qualche minuto, di mandar contro il soffitto della mia camera voci, clacson, rumori di macchine. E comunque non importava niente, niente davvero: non avrei dormito lo stesso, anche nel posto più tranquillo di questo mondo. La mattina prestissimo, Atocha, e in giro solo io; io e tre ore di treno. I Sigur Ros nelle orecchie, mi facevano una solenne compagnia, con quei crescendo che avevo da poco iniziato a conoscere, grazie a un amico. All’appartamento in cui stava, eccolo, ora sono solo io davanti alla porta come un’ombra strana perché sono un’ombra a cui tremano le gambe, mi sento un vero cretino, in quel condominio a quell’indirizzo straniero che avevo cercato solo pochi giorni prima sulle mappe, in quella città in cui non conoscevo nessuno, tranne lei. E così mi sembra tutto nuovo, stupendamente da rifare, questa volta, e sono sicuro che tu abbia sentito la stessa cosa in quel momento quando ci siamo rivisti; quel gran caldo, un forte sole, ricordo quel parco; adesso sono steso sull’erba ti posso solo indovinare da una sagoma con le tue forme coi tuoi capelli mentre sei su di me contro il sole. Seduta su un muretto dalle pietre rosa, quella notte stessa arrivata velocemente che non ce ne siamo accorti, e mi porti in giro, e adesso è tutto uno stringersi fra le persone che passano un ridere per le vie, locali, ragazzi, e poi ancora da soli a raccontarci su di una panchina, nella piazza più bella.

 

Me ne rimane un timido ricordo, è vero, e non solo perché mi sia inventato tutto questo che ho scritto ora. E’ solo che lo tiro fuori quando penso di star male, quando mi capitano cose che mi portano a credere nella fondità del mio pessimismo che un ragazzo e una ragazza non possano stare bene, almeno per un po’, assieme.

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3 commenti

Archiviato in irreale

3 risposte a “Aprile è il mese più crudele

  1. si, possono.

    anche senza CATALIZZATORE.

    forse.

  2. circe

    fluido.mi piace .

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