Liquidatori

parental advisory: post palloso

 

Per quelli della nostra generazione l’incidente di Chernobyl non è stato molto. Per chi se lo ricorda, significava soprattutto – toh – che non si poteva bere latte, e per i più sensibili un certo clima di tensione in casa. Quello lo si poteva sentire; tensione e confusione, ché non si capiva molto.

Ora, io ve lo potevo anche dire a voce questa cosa, che intanto siete voi tre che mi leggete e lo so che siete lì fuori, da qualche parte e forse era anche meglio. Ma lo scrivo.

Per seicentomila (ma più probabilmente addirittura un milione) di persone questo disastro è stato uscire là fuori per 40, 50 secondi, il tempo appena necessario a ributtare dentro a quello che rimaneva del reattore qualche pezzo di materiale che dava 500, 600 roentgen/h, abbastanza da fondere i circuiti elettronici dei vari robot militari radiocomandati che avevano provato ad impiegare per lo meno nelle vicinanze del blocco 4.

Pochi giorni dopo l’esplosione faceva ancora paura, e più di prima. Sì, perché non era tutto finito lì, dopo che il tetto è stato sbalzato via, dopo che il nocciolo si è scoperto all’aria. Vasilij Nesterenko, fisico nucleare, lo sapeva; si passava la mano sulla fronte perché il suo gruppo era a conoscenza che il nocciolo che stava ancora fondendo poteva esplodere generando, questa volta, un casino stavolta davvero grande, una vera esplosione mentre ovviamente tutto il resto del mondo, all’oscuro di questo, si preoccupava solo di ciò che era ormai stato. Le migliaia di litri d’acqua che i pompieri avevano gettato nella notte addosso a quello strano fuoco che non accennava a spegnersi erano andate a finire nei locali al di sotto del reattore, formando una sorta di enorme piscina. Se la grafite che stava bruciando impastata con l’uranio fosse venuta in contatto con l’acqua sarebbe esplosa. Servivano uomini, per dragare tutto, e il più velocemente possibile. Ce la fecero, non bastò. In quelle ore il comitato speciale riuniva esperti tecnici, ingegneri di alto livello e militari; tutti lavoravano alacremente per far fronte al primo caso nella storia in cui si è verificato un incidente di questo genere. E lo facevano, pensa un po’, suicidandosi, dal momento che erano andati a creare la sede della loro centrale operativa in un albergo nella città di Pripyat che già era diventata fantasma, assorbendo in questo modo dosi incredibilmente alte di radiazioni. E chi toccava con mano le radiazioni erano gli stessi liquidatori. Non sapevano bene a cosa andassero incontro ma, senza retorica, ci hanno fatto tutti un gran favore. Ho letto parecchie cose su questo – che mi sentivo ignorante forte – e anche visto qualche serio documentario, e non si può che provare ammirazione, quando li vedi nei filmati completamente sfiniti, dormire, o meglio quasi svenuti dalla sindrome acuta da radiazioni, uno appoggiato all’altro, su di un pavimento lurido, in un edificio dentro ai confini di quello spazio che ancora adesso è l’area interdetta. (E non puoi che provare pietà dopo che a molti-dei-pochi sopravvissuti il governo ha pensato bene poi di togliere anche una misera pensione di invalidità.) E allora via, a lavorare alla più veloce opera di escavazione mai conosciuta, un tunnel per arrivare al di sotto del nocciolo che ovviamente stava ancora fondendo. Dal reattore n.3 gli uomini iniziarono un lavoro enorme; con le mascherine non si poteva respirare, e allora via anche quelle; nel tunnel la temperatura era più di 50 gradi, e allora via i vestiti. Sotto al blocco passa infatti una falda d’acqua molto grande; il nocciolo, arrivandoci (visto che non è possibile una sorta di “sindrome cinese”) sarebbe esploso ugualmente alla situazione prima scongiurata. Il risultato furono 40 metri di cemento a separare il nocciolo, a sostenerlo sopra il terreno sabbioso. Alla fine li puoi vedere, grazie a Igor Kostin, l’operatore che assieme a Shevchenko ci ha regalato con un ottimo lavoro tutta la documentazione di cui siamo in possesso da quel giorno, in maglietta, sotto ad un reattore nucleare esploso, cristo, con un’unica cosa in testa, quella di salvarci il culo.

 

 


Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Senza Categoria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...