Fa’ la cosa giusta

Metti un aperitivo al posto della cena

(Ovvero di come uno spiraglio di luce in fondo non sia che turbamento di un equilibrio che era meglio se si restava così e finita lì, bon)

 

Da un po’ di tempo vado chiedendomi che cosa sia lo sbaglio, piuttosto che chiedermi del perché si sbaglia, che quest ultimo è tutto un altro tipo di lavoro che ci vuole l’abilitazione, per capirlo. Orbene, sappiamo tutti che lo sbaglio puo’ esser l’anticamera del fallimento. E fin qui.

 Un amico di A., tale B., ha fatto uno studio, ne sono venuto a conoscenza quella sera, e tiene congressi e cose del genere per una professoressa. Fa mille cose, tutte straordinariamente belle, interessanti (intendiamoci, tutto questo mi fa provare un sentimento di puttana avversità nei suoi confronti) (in simpatia, eh). E mi chiedo: ma come è possibile una cosa del genere, ovvero che un ragazzo che ha la mia età si muova così tanto e riesca a ottenere tutto questo successo? Io ancora non lo arrivo a concepire. Mi sembra di un altro mondo.

 

Quando stavo parlando con A. di tutto questo eravamo in un locale del centro, e nel farlo sorseggiavo un bicchiere di barbera. Non contemporaneamente, s’intende: io mi sarei sporcato e lui non avrebbe capito. Dunque stavo pensando a tutte queste cose messe insieme, anche un-po’-molto confuse se vogliamo, sentendomi la solita merda, e intanto che mi sentivo così mi crogiolavo in queste tristezze ad un tratto mi sono girato e ho visto una ragazza fuori dal locale: mi stava fissando. Lì per lì l’osservo di sfuggita anche io, poi mi rimetto a parlare. Candele in giro per il locale, cuscini, tendaggi spessi; ragazze dentro chiacchieravano e c’era relativamente poca gente e in particolare c’era una cosa che interessa ai maschi, che non è la donna di per sé quanto il fatto che ci siano relativamente pochi loro simili in proporzione a questa. In piedi, attraverso i grandi vetri, vedevo ancora bene questa ragazza; molto bella davvero, giovane, che di certo non aveva la mia età ma magari faceva il secondo anno di università, chi lo sa. Sapeva un po’ da studente di giurisprudenza; parlottava amabilmente con delle amiche. Ogni tanto una risata, di cui potevo solo immaginare il suono. Bionda, non molto alta, un viso molto carino, elegante e vispo. E mi guardava, lì davanti a me. Un accenno di sorriso. Mi son messo di tre quarti, mezzo appoggiato al bancone: le volevo così donare il mio profilo peggiore, nell’ipotesi che da lì, nel caso, non si potesse che migliorare. Mi giravo e i nostri sguardi continuavano ad incrociarsi. Magari solo per un attimo, magari solo proprio per quell’istante che ti fa capire che vi stavate guardando, il che è sufficiente a dare adito come sappiamo tutti alle più promiscue e violente fantasie sessuali in cui sono spesso implicati attrezzi agricoli arrugginiti, sostanze velenose e animali di grossa taglia. A questo punto era però diventata solo voglia di andare lì, di uscire, a farci due parole, conoscerla. E, beninteso, sarebbe stata una svolta epocale, nel mio comportamento. Sappiatelo: un cambiamento colossale. Siamo usciti, mi son voltato, ma la ragazza si è voltata anche lei. Ora ero là fuori, sicuro di fare la cosa giusta. Ma il suo sguardo era sorprendentemente rivolto ancora verso l’interno del locale, nei momenti in cui non si rivolgeva all’amica.

 

Stando un po’ più attento ho notato il suo riflesso nella vetrina. Si specchiava, e continuava a farlo.

 

Il tutto per dire che a volte sento come se avessi sbagliato qualcosa.

 

E poi non ditemi che non dovrei sentirmi senza posto.

 

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7 commenti

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7 risposte a “Fa’ la cosa giusta

  1. Ormai che c’eri potevi almeno tentare il cambiamento epocale, che anche se ti andava male con la tipa ci avevi comunque guadagnato qualcosa…

  2. seipuntotrentasette

    Vero… pero’ con ‘sti presupposti…

  3. questo post mi fa sorgere una domanda:

    ma perché seipuntotrentasette?

  4. seipuntotrentasette

    Branding la risposta è nella problematizzazione di quel perché.
    Ci sarà una causa e chissà checcazzo è, una causa. Boh. E qualsiasi esito tu possa avere, avrai fatto comunque la cosa giusta nel chiedertelo.

    (che poi problematizzazione suona male, è un po’ come quell’altra espressione che in modo poco fortunato ti avevo già detto)

    cristo, son fuso. son stanco. non metto neanche le maiuscole.

    Nico scusa, ho capito ora quello che forse intendevi. Effettivamente magari il vero narcisista ero io, lì in mezzo, a pensarci bene.

    Comunque tenetevi pronti a salutare qualcuno, che a breve mollo tutto e vado in Ispania.
    ciao

  5. Ah, beh, io devo tenermi pronto a salutarti comunque, che tu vada in spagna o meno.

    comunque, uittghenstain a parte, l’idea di chiamarsi con un numero è attraente, ricordo quando si parlava di chiamare il proprio figlio 16, anche se allora specificasti che avresti voluto chiamarlo in cifre e non in lettere.

    mi sembrò giusto.

  6. Altra cosa di cui mi viene spontaneo chiederti conto.

    Noto l’abbondare nel tuo linguaggio dell’attirbuto “manicheo”.

    Come mai, mi chiedo, ti riferisci con cotanta perseveranza a questo giocatore portoghese dell’inter, ex porto, che per la verità, non accende nemmeno tutti questi entusiasmi nei cuori della gente?

    Nel senso, perché proprio Maniche?

    Posso capire Super Mario Balotelli…

  7. seipuntotrentasette

    Sì, sto perdendo la mia verginità calcistica. Un giorno magari rendo pubbliche le improbabili formazioni del fantacalcio, esattamente come ai tempi dei nomi.
    Quelle con Bergomi e Garrincha, le migliori.

    Stay tuned.

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