L’amico sottosopra

L’altro giorno sono andato in palestra e mentre mi denudavo (in palestra ci vado una volta al mese e ci vado principalmente per quello, dopodiché torno a casa) ho notato delle piastrelle che mi ricordavano qualcosa. Lì per lì non ci ho fatto molto caso, a quella cosa che mi ricordavano; ho scambiato due parole con l’istruttore che dice che son diciott’anni che fa quel lavoro ma a me non convince perché fisicamente assomiglia in modo preoccupante a Giovanni Lindo Ferretti e poi, effettivamente, son tornato a casa; ma mi piace pensare che c’era troppo caldo, quel caldo afoso che non riesci a far niente neanche a scrivere un post e se lo fai ci riesci male, come oggi. C’erano delle strane vecchie piastrelle che avevano un passato, in me, perché erano simili a quelle della scuola. Allora stavo tornando a casa a piedi e mi son messo a pensare all’amico sottosopra mentre parlavamo, eravam io e lui, molti anni fa, seduti praticamente sul tetto di una casa in collina di un altro nostro amico. E mentre dicevamo tante cose su come ci si potesse sentire a “essere grandi” e a diventarlo io mi sono appuntato che quelle frasi me le sarei ricordate più avanti, che quel momento me lo sarei ricordato e che lo sarei andato a riprendere, per un motivo o per l’altro. “Quando sarò grande”, ho pensato. Si vedevano le mura dignitosamente ancora alte alla nostra destra dei resti romani in lontananza, e un sole chiaro come la primavera ti sa regalare. E verde, un verde nuovo degli alberi nel parco. Quell’anno di scuola stava finendo, chissà che progetti avevamo. E quello stesso giorno proprio mentre ero lì che camminavo tornando a casa con la sacca della palestra piena di sensi di colpa mi son ricordato di una macchinata di cazzari, direzione Francia, e di quell’altro nostro amico che spesso diceva belei che spesso che sei e lo tirava fuori (questo modo di dire, eh) a lezione o quando qualcuno iniziava a rompere o non capiva qualcosa di facile da capire e tutti giù a ridere, perché poi lo diceva talmente spesso che diventava spesso lui e allora tutti a dirgli e adesso basta, che diventi spesso. E tutti a ridere comunque. (Ridevamo spesso).

Sta di fatto che l’ultima volta che ho visto l’amico sottosopra non era ancora sottosopra, e mi è venuto da pensare che forse son stato sottosopra io, tutti gli anni prima, a non essere presente, a volermi togliere da tutte le volte che gli altri si trovavano, a essere spesso, a non uscire, a non saper legare come gli altri facevano. Ma tanto oramai di questo è inutile parlarne. Io avevo l’amico sottosopra che sentivo che forse mi capiva, come forse mi son sentito di capire lui quando, prima che partisse, appoggiati la sera alla macchina guardando il panorama dalla collina mi ha parlato così teneramente di una persona che, ho pensato, che bello che mi dica queste cose.

Quindi vien da domandarmi se delle colline così ci sono anche là, che siccome è tutto girato è meno faticoso andarci, no? forse non deve arrancare a piedi o in bici come qua, dopo aver deciso il posto in cui andare, mi piace pensare che sia più facile, scivolare pedalando fra le curve tra i viali per poi passare una linea d’ombra, dove si trova un’aria finalmente fresca che dà respiro, scivolare in su, anzi dover addirittura frenare un po’, semplicemente portato, sospinto, per arrivare a guardare dal punto più alto come si vede da lassù. Pardòn, laggiù.

 

 

 

 

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7 commenti

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7 risposte a “L’amico sottosopra

  1. L'amico sottosopra

    belei che spesso che sei

  2. seipuntotrentasette

    Lo sapevo eh, lo sapevo.
    Volevo metterlo io come primo commento.

  3. crisi d'identità... che_nome_mi_dò?

    ma sai una cosa ultimamente mi sento un pò in depressione cosmica… ma non tanto come te… un pò meno… e mi sembra che tutti abbiano degli obiettivi nella vita… magari non nobili, ma comunque degli obiettivi, e io qui che cazzeggio e, non è che non faccio niente, però è un pò come se continuassi a prendere tempo (nb non perdere!), mah quando ero piccola… cioè ormai 10 anni or sono… pensavo che a 27 anni avrei avuto un lavoro, una macchina, una casa, un gatto, un cane e un acquario di quelli fighi, invece ho una stanza, una bici e due animali di peluches (un bradipo e un panda…)… che strana la vita!

  4. seipuntotrentasette

    Crisi, che belle cose che hai scritto. Grazie. (A scanso di equivoci, non sto mica dicendo per scherzo)
    Secondo me gli obiettivi li hai, solo che forse sono un po’ nascosti, dài. E poi a me chi ha tutto chiaro nella vita dà un fastidio…

  5. branding walsh

    No vabbe’ dai, a parte gli scherzi.

    Grazie.

    anzi

    .eizarG

    (quest’ultima fa schifo da dio, tra l’altro non e’ nemmeno sottosopra ma al contrario)

  6. dadenslow

    c’è una diffuso sentimento di crisi esistenziale in tutti in questo periodo a quanto vedo.

  7. seipuntotrentasette

    Vero Deid, l’hai notato anche tu?
    Sarà la crisi dei 30. A me è arrivata però quando ne avevo 19.

    @ Branding
    ƃuıpuɐɹq ǝızɐɹƃ

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