C’eravamo tutti ma tu non ti ricordi

Come le peggiori patologie, seipuntotrentasette ti torna sotto una diversa forma:

http://seipuntotrentasette.tumblr.com/

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Innamorarsi, licenziarsi, trasferirsi, essere lasciati. Non necessariamente in questo ordine.

Questa cosa mi è successa a gennaio, per cui magari scriverci adesso va bene.

Io sono solito iniziare i miei discorsi con questa apertura, come a scacchi, sempre uguale, non importa a cosa mi riferisco: “SICCOME TRA DI VOI SO PER CERTO CHE CI SONO DEI POSITIVISTI” e poi parlo, chessò, del rinnovare la carta di identità, o del sistema pensionistico. Non vedo motivo per il quale dovrei cambiare adesso.

Ergo:

Siccome tra di voi so per certo che ci sono dei positivisti, avevo una voglia di averti qui, che non potevo arrivare a vedere da dove venisse, perché era fin troppo distante, come te che eri più o meno a cento chilometri e non riuscivo a vedere bene da qua cosa stavi facendo, neanche prendendo l’ascensore: men che meno salendo tutte le scale. Ricordo che ti pensavo tanto; ad averti qui con me, non ti avrei laggiù in fondo. Non sapevo proprio come fare. Era un problema.

Se ti avessi qui ti parlerei piano, da vicino, forse all’orecchio per non far fare strada alle parole che così quando le ascolti ti arrivano belle come nuove. Siccome non sei qua, poi ho pensato, vorrei averti per parlarti di quanto ho voluto che fossi qui, ma allora siccome non ci sei, per farti sapere quanto volevo che fossi qui cosa ho fatto: ho detto un avessi, l’ho detto bello grosso dimodoché uno facesse fatica a tenerlo con due mani, uno tipo grande così, per non farsi afferrare da chi la sera cammina da solo, che magari non sa che è per te, e l’ho tutto appallottolato su se stesso, girato e rigirato; poi ci ho messo un po’, perché ho preso bene bene la mira, l’ho lanciato forte dalla cima del palazzo dove sono e l’ho fatto rotolare facendo in modo che tu te lo ritrovassi la sera quando arrivi a casa, lì davanti alla porta che, anche se non te ne fai niente, lo puoi sempre usare per condire l’insalata.

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Ma quell’estate era stata formidabile, eravamo al massimo della forma

seipuntotrentasette “chiude” almeno per ora, di sicuro per questa estate e per questo autunno; più in là si vedrà. Con questo voglio solo fare un saluto, e penso che sia giusto così; credo che questo blog sia stato quello che voleva essere -una fucina di frottole, fondamentalmente- e di non avere in realtà granché da scrivere, purtroppo.

Penso inoltre, partendo dalla frase di Emidio Clementi, che abbia raggiunto una sorta di insperato apice che come sappiamo è relativo per carità, ma che mi sta bene e anzi mi imbarazza, mi fa arrossire.

Per cui preferisco lasciarlo stare per un po’ piuttosto che farlo soffrire di inedia, trascinandolo per lunghi tempi. Son contento se nel leggere qualche frase vi è scappato un sorriso. Mi fa piacere crederlo. 

Per ora, un grande grazie a tutti e ciao!

A rileggerci.

 

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Mio cugino vuole fare la modella

Un senso di inadeguatezza pervasivo

Penso di essere una persona profonda che normalmente si interessa al solo lato estetico delle cose. Non importa se funziona, basta che mi piaccia. Infatti ho preso un Macbook Air Jordan, bello piccolo e sottile, e lo tengo in una cartellina, quelle da ufficio, solo che dopo non lo trovo più, e allora gli ho attaccato uno di quei pirulini gingillosi che trovi sui cellulari delle tredicenni. Quando devo scrivere, se vedo spuntare un piccolo Pokemon attaccato a un filo, so che è lì dentro. Comodo, no? Mi viene naturale tenerlo attaccato durante le Lectures alla Facoltà di Economia, anche se le facce degli astanti della prima fila si riempiono di risolini e fra di loro si continuano a dare fastidio col gomito. Se mi chiedono qualcosa dico che è di mia figlia.

Vorrei comunque mettere i contenuti del mio blobl sotto una licenza Creative Condoms, per cui mi sono informato presso il mio commercialista, un professionista serio che per caso ho conosciuto al Burning Man del 2005. Mi dice che intanto non gli frega a nessuno per cui nisba. E’ la stessa persona che mi telefona la domenica a pranzo per dirmi che dovrei aprire la partita IVA. Lo sa che mi disturba, lo fa apposta, e io ho paura a farlo: se poi non ci trovo dentro niente lo so già che ci rimango male, come quella volta che da piccolo a Natale mi hanno regalato le scatole cinesi.

Mi sento poco adeguato non solo con lui ma anche con gente che conosco da parecchio tempo. Adalberto ad esempio è un mio amico che quando andiamo in giro -parlo come i giovani- madò mi fa piegare. Non solo per quei quasi 50 centimetri che ci separano dal contatto visivo, ma anche per le cose che fa quando lo lasci a briglia sciolta. Una volta abbiamo incontrato una mia amica di vecchia data, Pautasia, e dopo i soliti convivievoli prende a descrivere il fine settimana con il suo ragazzo e tutto a un tratto Adalberto se ne viene fuori con una cosa che più o meno suona così: “Ah! Hai il ragazzo?” e quasi immediatamente, si gira, e rivolto verso di me con una faccia che è un programma mi dice: “Sembra impossibile, vero?”. Non ho potuto far altro che dargli ragione, ne abbiamo parlato per alcuni minuti, poi la discussione si è comunque fermata lì. Pautasia ora non mi risponde neanche agli mms con le foto del mio cane, e io sinceramente non ne trovo il motivo, visto che ha la faccia simpatica. Certa gente è davvero insensibile, io ho già i miei problemi, non posso mica star dietro a tutti.

Cerco sempre di fare tutto il possibile. Quando la vicina qui davanti ha avuto la necessità di tenere la figlia di un anno e 10 mesi nella seconda settimana di Luglio le ho risposto che sapevo a chi rivolgermi perché c’è il mio amico Alex che questo mese, appena gli finiscono i domiciliari e l’obbligo della firma, ha detto che è disponibile a darle una mano. Le ho lasciato subito il numero senza neanche pensarci. E questi son gli esempi positivi. Poi però mi metto in gioco: a dimostrazione infatti di come a volte mi senta un po’ fuori l’uogo posso raccontare di quella volta in cui ad un congresso particolarmente saliente -quel tipo di congresso in cui la gente non è mica disinvolta e tranquilla e si muove con la schiena che la vedi che è un po’ rigida- congedandomi da un capannello di professori universitari che avevano più o meno l’età della Terra, mi son girato e in un veloce scatto della mano aperta a mo’ di gimme five me ne sono uscito con un a dir poco spumeggiante “Ciao raga!”. Ero soprappensiero, dai.

Ora scusate scappo fuori perché devo fare un po’ di aggiotaggio, così sto all’aria aperta, c’è il sole e il mare. Mi dicono che va di moda e non voglio mica rimanere indietro.

 

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Il miglior amico dell’uovo [Atto II]

Dottore, in questo post ogni tanto non mi torna la consecutio

Come sapete, nel tempo libero lavoro. Quando non lavoro cerco di fare finta di essere sempre di corsa, uh, quante cose ho da fare. Comunque mi capita di dare ripetizioni. Il ragazzo che seguivo fino a questa primavera aveva questa positiva capacità di stupirmi sempre. Eravamo lì che facevamo le equazioni e alla fine come se avesse visto qualcosa di sorprendente esclamava: “Ma non viene!” e si agitava. Io scuotendo la testa, “Tranquillo, tranquillo, è giusto che venga sbagliato.” Lui mi guardava per venti secondi e verso la fine diceva “Ah”. Questo, appunto, è un fedele riassunto di come procedevano normalmente le nostre lezioni; una sorta di canovaccio che si ripeteva. Bei tempi. Se per caso qualche problema di matematica ci veniva, giravamo pagina e lo rifacevamo fino a quando il risultato era inverosimile oppure sufficientemente distante da quello del libro, che naturalmente era questo ad esser sempre sbagliato. Mi rendo conto magari di avergli messo della confusione in testa, al ragazzo, ma sicuramente non più di quella volta che continuavo a dirgli che più che a suo padre assomigliava all’avvocato single –sì, proprio quello che ha il Porsche nero- che vive di sotto, oppure quell’altra in cui impiegai due ore a spiegargli il motore endotermico quando il giorno seguente la verifica di scienze aveva come argomento i gameti. Prese comunque un buon voto, perché la professoressa capì che c’era qualcosa che non andava. “Ma professoressa vede che questo ragazzo qua, si impegna”. “Lui sì, ma io preferirei un suo maggiore impegno”. Io invece penso che se non sarà proprio ferratissimo sulla riproduzione umana e animale può comunque far faville nel cambiare la candela al Booster. Se ce l’avesse, s’intende.

Ma la parte che preferivo era quella in cui potevo fare qualcosa per lui che gli potesse servire per il suo futuro. Qualcosa di esistenziale. Cosa ci vuoi fare, sono fatto così; se non vado a casa che ho fatto qualcosa per qualcun altro non sto bene. Un giorno la conclusione di una lezione sull’antologia di italiano me ne diede un’occasione succulenta: “Vedi, Teodoro, la dimostrazione” -gli dico mentre cammino avanti e indietro per la stanza con l’espressione più austera che riesca a fare, le mani dietro la schiena un po’ curva- “la dimostrazione che son cose non utili sta nel fatto che io ne ignoro sommamente l’esistenza …e che vivo lo stesso”. “Che cosa vuol dire “sommamente”?” “Teodoro, ignoro anche quello. Ma eccomi qui.” Corono quest ultima frase con un piccolo saltino, quasi un sussulto, e un sorriso. E’ per dare più enfisema al discorso, se no questi mica ti ascoltano; ho studiato che hanno la curva dell’attenzione, fino ai diciotto anni, dopo invece no.

Certo: alcuni potranno criticare. Ma io lo so che questo è il modo giusto di educare. Lo so per esperienza diretta; lo so per certo poiché seguo un ragionamento privo di fallacie: io sono stato educato nel modo opposto e guarda come mi son ridotto. A lamentarmi sull’internet di come stanno le cose -ogni cosa- e ad essere anche peggio di persona. A creare utenti fake su aNobii con gli stessi avatar di altre persone ed esporre problemi strettamente personali, intimi e imbarazzanti nei gruppi cui partecipano loro stesse. (L’off topic è ovvio, il ban è probabile, il trastullamento è garantito).

Va beh. Purtroppo è con le professoresse che non è andata mai bene. Mi sentivo come se facessero di tutto per mettermi i bastoni fra i piedi. L’ultima volta che sono andato un po’ a sentire come andava Teodoro una di quelle streghe mi ha messo alle strette, e allora ho dovuto far sfoggio della mia più fine ars oratoria:

“Professoressa, intanto lo sa che frattali”. Dico con aria preoccupata, allargando le braccia.

“Come, scusi?”

“Ho avuto dei problemi con l’antani”.

“Dottore, ma chi crede di prendere in giro?”

“Fola”. 

E’ stato un grave errore da parte mia non aver pensato al fatto che quella generazione sia cresciuta con Amici Miei. Comunque ciò non mi ha fatto desistere dal lanciarmi subito dopo in un monologo di cinque minuti in cui ho legato assieme stretti in una logica ferrea le torri gemelle, le malattie a trasmissione sessuale, Sandro Bondi. La conclusione di questa prolifica discussione è stata una cosa del genere: “Vedi Professoressa [le davo il titolo e il tu assieme deliberatamente -che è una cosa penso perseguibile penalmente in alcune nazioni, tanto è odiosa- per farle tirare fuori il peggio di sé] che ci sono problemi più grossi di questo. Bocciare il ragazzo non renderà certo migliore questo mondo. Almeno non fin quando ci sarà la troupe di Lucignolo in giro”.

Visto che ho palesemente finito con quel lavoro ne ho trovato un altro, stagionale. Vado a censire, verificare e soprattutto certificare tutti i cartelli che indicano manifestazioni del Comune o della Pro Loco che hanno come incipit l’intelligente slogan “E… state con noi” et similia. Devo selezionare i più seccanti e noiosi e naturalmente lasciarli attaccati. Come potete vedere nella vostra città, faccio bene il mio lavoro.

Quelli che non rispettano questi parametri se ne vanno a “E… stare” da qualche altra parte. Io, su questo, sono inflessibile.

 

 

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Why strong men die young

[Ciò che scrivo è cosa scurrile e poco adatta a qualsiasi pubblico]

Dunque è provato che vi sia un accordo fra ottici, multinazionali degli occhiali e il sito de La Repubblica. Quest ultimo, come già ben sapete, rende ciechi. Io, che non sono avvezzo a certe cose, ne posso parlare con un certo distacco e una certa neutralità. Ovvio.

[Ancora questo post su la Repubblica e poi basta, prometto, che se no divento spesso.]

Giornalisti contro, scandalo alla Cbs“.  Mmmh. Va beh, sono fotoshoppate.

Senza veli con la bandiera, la modella rischia“. Il raffreddore? Mmh. Qui la gente però inizia a chiudere le persiane.

Nereida si consola a Maiorca“. Mmmh. Fap.

Jodie show a Londra, Marsh colpisce ancora“. Ah, magari parla di qualcosa di leggero, si ride un po’. E invece no. Fap fap.

Dai Ezio -o chi per te- non ce la faccio più. Questa cosa giorno dopo giorno mi toglie le forze. Non potete continuare ancora per lungo tempo questa opera di mascheramento de La Res Pubica sotto le spoglie -spogliate- di un giornale serio. Ora vado a letto.

 

 

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Ledi Toriale

L’amìa generazione aperso.

Mi sposto per un attimo qui, cambio aria.

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